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Inizio
della
lotta.
Per
ottenere la suddetta libertà è necessario innanzitutto possedere
uno strumento in grado di sviluppare una corretta informazione.
Nel nostro caso il
simbolo da prendere a riferimento è l'emittente nazionale Rai. L'obbiettivo
è
quello di imporre alla stessa di ricoprire quel ruolo di utilità
pubblica che hanno tutte le televisioni pubbliche nelle nazioni
civili, ma che, per
volontà e connivenze politiche, nel nostro Paese le è impedito di assolvere.
Si
potrebbe ottenere lo scopo bloccando il pagamento dei canoni onde
spingerla a
liberarsi essa stessa dalle sudditanze che le impediscono di svolgere il
ruolo che dovrebbe avere sull'informazione del Paese. Tale fine
sarebbe perseguibile senza neppure incorrere in impopolari illegalità, ma soprattutto
sarebbe possibile
farlo senza che il Potere politico possa impedirlo.
Il canone scade
ogni anno il 31 gennaio, se gli utenti omettessero detto pagamento
per sei mesi sarebbero soggetti ad una sopratassa di neppure 10 euro,
20 per un anno. Vedi: www.abbonamenti.rai.it
Esiste
perciò un lungo periodo di tempo in cui ogni utente ha la
possibilità di astenersi dal pagamento del cannone rischiando solo
una minima sanzione.
.
E' proprio quel tempo che può determinare la
fine di un sistema
d'informazione
divenuto corrotto ed illegale.
.
Se
gli italiani fossero convinti di fare cosa giusta nell'attivare il piano "Free
Rai" ritardando tale pagamento, il simbolo del potere d'informazione di questo Paese
rischierebbe di fallire e con esso il sistema politico che lo tiene in
ostaggio. A
questo punto il problema per quelli della
"Casta"
si ricondurrebbe a non avere più scampo poiché: se facessero
davvero qualcosa per farla funzionare liberamente, chi ha
esercitato il potere illegale su di essa verrebbe condannato dall'informazione
stessa.
Mentre, se non facesse nulla o peggio cercasse di limitarne ancora
la libertà, magari abolendo il canone o finanziandola o privatizzandola o altro ancora, dovrà farlo gettando la maschera
rifiutando un diritto sancito dalla Costituzione. Condizionare però ulteriormente
l'informazione di fronte al mondo che osserva, decreterebbe comunque
la loro fine perché il messaggio che ne deriverebbe sarebbe
devastante e tale da scuotere il Palazzo dalle fondamenta. Per
lungo tempo l'emittente sarà “costretta” a parlare della
libertà d'informazione e dei
principi da cui dipende la sua sopravvivenza e quindi a dare ampio
spazio agli assertori di detta libertà. Si parlerebbe
dell'importanza della battaglia in atto per liberare l'informazione
e con essa l'Italia dai despoti della partitocrazia e del malaffare. Questo
aiuterebbe non solo l’Italia. Si parlerebbe del condizionamento
attuato su di lei e della sua impossibilità di educare il Paese al
rispetto delle leggi e dei diritti dei cittadini. Si parlerebbe di un'
informazione a cui viene imposto il bavaglio della censura per
nascondere le illegalità perpetrate ai danni dei cittadini e cosi via.
.
E'
necessario iniziare una strategia indirizzata alla liberazione
dell'informazione, coinvolgendo i
giornalisti non allineati, i non soggetti al monopolio
partitico, i movimenti culturali e ogni altra istituzione sensibile
al problema. Oltre naturalmente a tutti gli italiani scontenti del
sistema televisivo coinvolgendoli in una
sollevazione il cui scopo non è ovviamente quello di far
fallire l'emittente, ma quello di richiamare l'attenzione su di essa
e sui problemi che l'assillano. Una
situazione di possibile fallimento, causata solo per svincolarla dal
giogo impostole da un sistema politico che le impedisce di svolgere
la sua fondamentale funzione di educatore sociale. E’ da
presumere che i cittadini italiani sarebbero ben contenti di far
sentire la loro voce esprimendo la propria volontà con detta
protesta. Una popolazione che non sa come fare per
mandare a casa i politici corrotti, i quali si auto-eleggono per
fare i loro comodi fregandosene delle sorti del Paese.
Se qualcuno
fosse convinto che detta libertà esiste di fatto nel nostro Paese
è invitato a meditare seriamente su quanto esposto e ad informarsi
meglio perché il rischio è quello di essere inconsapevoli dei danni provocati a se stessi da tale ignoranza.
E’ pur vero che qualche denuncia sfugge ai controlli del sistema ma
sono solo episodi di una omertà diffusa tesa a nascondere
un malaffare che va ben oltre quanto sia lecito immaginare.
In
pratica quella che si vuole proporre è la liberazione dei Media
dagli oppressori della libertà d'informazione. In questo senso
tutti hanno la possibilità e il dovere di attivarsi per sollecitare
l'ambiente culturale, le scuole, le università, il mondo del lavoro,
le associazioni religiose e la
stessa gente in generale, invitando tutti a rivendicare il diritto ad
un’informazione corretta. Questa battaglia costituisce
un modo
democratico per coinvolgere la gente in una lotta che
riguarda gli interessi, la credibilità e le speranze future di
tutti. Speranze di una nazione a cui per tanto tempo sono state
imposte dai Media delle false verità e delle scellerate strategie
politiche di cui oggi siamo purtroppo tutti vittime. Riappropriarsi
della Rai significa dare l'unica possibilità al Paese di ricostruirsi su
nuovi principi e su nuove basi legali. I Media che non si
allineeranno al rispetto delle nuove regole devono trovare nell’indignazione popolare
il pane che meritano per i loro denti. Fino
a quando tutto questo non accadrà, gli italiani resteranno solo dei
sudditi servi, privi di quei diritti spettanti ad ogni essere umano
libero.
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Questa
Nazione ha un fortissimo ritardo da colmare per riacquistare
competitività a tutti i livelli, l'alternative è il baratro della
bancarotta. L'emittente nazionale è l'unico strumento che può far
cambiare le idee agli italiani in quanto
è il mezzo tradizionale più diffuso per educare
ed informare correttamente la popolazione. Ritardare ancora la sua
liberazione per usufruire dello sviluppo della
telematica futura sarebbe tardivo a scongiurare il
fallimento del nostro Paese.
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